Che dirvi, oggi Olmo accusa mal di pancia quando lo svegliamo per andare a scuola.
Sarà un indisposizione? Gli è venuto anche un orzaiolo in un occhio, sarà un caso, certo è che ieri ha fatto un mucchio di compiti, per grammatica ha dovuto ricopiare una marea di appunti su nomi, aggettivi, verbi ... poi ha riportato sul diario una comunicazione con i risultati della prima verfica di inglese 53/100. Lui non si lamenta, ci racconta delle battute di un amico che in classe sfida l'autorità delle insegnanti, della macchinetta delle merende che ruba il resto ai bambini, della prof che quando urla "zitti!" sbatte i piedi proprio come una bambina viziata.
Ma intanto al ritorno da scuola, in queste splendide giornate di fine settembre, tardiamo un po' a vederlo seduto a pranzo.
Quando varca il cancello si toglie zaino, scarpe e calsetti e s'arrampica in cima al salice piangente, si siede sull'incrocio più alto e allarga le braccia.
"Che fai?"
"Ascolto il vento, finalmente quì c'è un po' di pace!"
Qualche giorno fa il bambino mi ha detto che, interrogato sui continenti, non aveva risposto correttamente e che la prof. di fronte ai compagni se ne era uscita con:
"Certo questa scuola familiare è un po' superficiale!"
Ci sono andata a parlare.
Anche perchè la tipa "aveva fatto piangere 2 bambini" il giorno prima chiedendo a tutti di presentarsi con nome cognome luogo di provenienza scolastica, pregi che si riconoscevano e difetti che avevano.
Quando con garbo le ho spiegato che ero al corrente del commento sulla scuola a casa e che commenti del genere erano deleteri ha negato le parole dette da Olmo replicando con tono alterato:
"Non è vero! Andiamolo a chiamare e chiediamoglielo!"
Con tutta la pazienza che ho e mantenendo la calma le ho detto che forse sarebbe stato imbarazzante coinvolgere il bambino in un confronto poliziesco e che, anzi, era il caso che ne avessimo parlato tra noi per trovare una soluzione che tutelasse la felicità del ragazzino.
I toni sono rientrati e alla fine ha ammesso che "forse" aveva accennato ai metodi diversi che si riscontrano in classe dato che i bambini di 1° vengono da scuole diverse, ma che mai aveva fatto accenno alla scuola familiare.
Mi ha chiesto se il bambino aveva problemi a parlare di se, dato che in un compito scritto dal titolo "parlami di te" si era limitato a dati anagrafici e poco altro concludendo il testo con la frase "non amo parlare di me". Le ho fatto notare che per lui vedere due compagni in lacrime era stato particolarmente triste e che poteva essere che si fosse un pochettino chiuso. Lei ha alzato di nuovo la voce e mi ha detto "Signora, io non ho costretto nessuno a dire ciò che non volevano, a volte succede che si tocchino tasti emotivi di cui non siamo a conoscenza (d'altra parte i primi giorni non conosciamo i ragazzi) ma loro possono dire ciò che vogliono" E a questo punto mi ha letto tutte le affermazioni fatte dai bambini quella mattinata,che lei aveva trascritto su un quaderno.
Piccole parole spaurite su se stessi.
Ho cercato di fermarla dicendole:
"non c'è bisogno che me le legga, non mi riguarda, non dovrei ascoltare cose che un bambino non voleva raccontare proprio a me" ma ... lei era partita per la tangente.
Alla fine mi ha chiesto di darle dei consigli sul carattere di mio figlio, ero stanca, le ho risposto che bastava guardarlo, parlarci, Olmo è un bambino talmente trasparente ... Allora mi ha detto che in questi giorni erano tutti rimasti colpiti dal grado di attenzione che il ragazzino riusciva a tenere per 5 ore di seguito, con interventi e domande, "sembra assetato di sapere" mi ha detto "noi credevamo non riuscisse a stare seduto per tanto tempo visto il tipo di scuola fatto".
Mi parlava di mio figlio, di come era già amico di tutti, della sua allegria e dell'attenzione che presta ad ogni cosa.
"Si fida di voi"
Avrei voluto dirle:
"Si fida di loro"
mi dicevo uscendo dalla sala professori diretta all'auto, "Teniamoci in contatto!" mi ha urlato la prof in piedi sulla porta, sono passata vicino alla macchinetta che ruba i soldi ai bambini, dentro c'erano le solite porcherie che avvelenano i nostri figli, ho guardato l'orologio, tra poco suonerà la campanella, meglio non essere quì ho pensato.
Meglio non essere quì!
Penso ancora mentre vi scrivo questo resoconto.