E' una mattina "brutta", come dice Olmo, perchè a scuola tre ore su cinque sono occupate da insegnanti antipatici.
Per quelle strane alchimie che nessuno sa spiegarsi, la parola "preservativo" comincia a circolare tra i banchi.
Sottovoce fra i ridolini imbarazzati dei più.
Fin quando finisce tra le labbra dell'unico (forse) che non sa cosa significhi e che quindi la pronuncia più volte ad alta voce.
Allora le risatine compresse fino ad allora esplodono e l'insegnante interviene.
"Sai cosa significa la parola che stai usando?"
"Credo che sia una pianta selvatica..."
risate dei compagni
"Non è una pianta selvatica"
"E che cos'è?"
e quì la prof si incarta in una serie contorta di spiegazioni fra le quali
"non è una parolaccia, ne un insulto ma non va usata con leggerezza"
"Si , ma cos'è ?"
La prof è alle strette e quei monelli sempre tanto vivaci e chicchierono ora sono tutti lì che ascoltano.
"E' ... come un palloncino di gomma che... gli uomini si mettono nelle parti basse per proteggersi."
Olmo lo visualizza e gli viene da ridere.
"Te lo immagini mamma, se uno non sa che cosa è, te lo immagini che cosa ha capito, che gli uomini gonfiano dei palloncini e se li mettono in mezzo alle gambe per "proteggersi", magari quando fanno a pugni.
Con mio marito, alcuni anni fa ci siamo occupati di educazione fra pari, allora ho imparato che se si ascoltano i ragazzi e li si lascia ragionare fra loro, la verità pian pianino emerge, basta sedersi e coordinare gli interventi, ma la prof. in questione ha bisogno di coprire ogni argomento (anche quello che non sà o che la imbarazza dire) ne risultano tristi momenti di disinformazione e imbarazzo.
Per fortuna nella scuola frequentata da Olmo gli insegnanti di questo stampo sono una minoranza,e questo permette al bambino di relativizzare i momenti "brutti" qualificando quelli "belli".
E si continua.
sabato 20 novembre 2010
giovedì 18 novembre 2010
IL DIRIGENTE CI HA INVIATO UNA LETTERA
Ho deciso di farvi leggere la lettera che ci ha inviato ieri il dirigente scolastico.
Quando si riferisce al contributo portato da mio marito parla del suo intervento per imperire (proposta fatta dagli insegnanti) che nella classe di Olmo ( che pare sia particolarmente disattenta e chiacchierona) venissero messe in pratica , come deterrente all'irrequietezza dei bambini "punizioni quali :fare merenda seduti e note sul registro.
Mio marito, in quanto rappresentante di classe ha proposto di mettere al corrente i genitori, prima di prendere decisioni così opprimenti, tanto più che se privassero i bambini di quella manciata di minuti per muoversi un po' li renderebbero ancora più irrequieti.
Abbiamo scritto e stampato delle lettere che sono state consegnate ai bambini per i genitori, suggerendo di parlare con i propri figli e di incontrarci per parlarne insieme.
Di seguito è arrivata la lettera.

Quando si riferisce al contributo portato da mio marito parla del suo intervento per imperire (proposta fatta dagli insegnanti) che nella classe di Olmo ( che pare sia particolarmente disattenta e chiacchierona) venissero messe in pratica , come deterrente all'irrequietezza dei bambini "punizioni quali :fare merenda seduti e note sul registro.
Mio marito, in quanto rappresentante di classe ha proposto di mettere al corrente i genitori, prima di prendere decisioni così opprimenti, tanto più che se privassero i bambini di quella manciata di minuti per muoversi un po' li renderebbero ancora più irrequieti.
Abbiamo scritto e stampato delle lettere che sono state consegnate ai bambini per i genitori, suggerendo di parlare con i propri figli e di incontrarci per parlarne insieme.
Di seguito è arrivata la lettera.

sabato 6 novembre 2010
LE PUNIZIONI
Ebbene si, in mio figlio, 5 anni di scuola famigliare hanno sortito un effetto sociale entusiasmante.
Esempio:
nella scuola media che frequenta un insegnante è stata sostituita da un supplente che starà con i ragazzi 4 mesi; egli è uno ....... tanto che , se gli alunni non fanno silenzio li lascia lavorare in classe senza giubbetti e con le finestre aperte ???
Oppure per molti giorni di seguito (avendo egli spesso le ore a ridosso della ricreazione) non rispetta il suono della campanella (che decreta la risicata pausa) per far continuare i bambini a studiare, concedendo loro solo 3 minuti di tempo per ingoiare panino e bibita.
Questo ...... inoltre tartassa i bambini di compiti che non corregge (perchè sono troppi e non ha tempo)ma guarda passando tra i banchi mentre gli alunni tengono i quaderni aperti.
Olmo mi chiede se è legale.
Io rispondo di no, che è un suo diritto stare al caldo e fare una pausa merenda.
Olmo mi chiede se è possibile che io scriva sul suo diario che richiedo venga rispettato questo suo diritto.
Io lo faccio.
Olmo il giorno dopo,(quando il professore ...... ripropone la punizione "no merenda"), si alza e dice:
"Fare questa pausa è un mio diritto, se vuole le faccio leggere l'autorizzazione di mia madre."
Il prof ...... permette a tutti di fare merenda.
Olmo viene osannato dai compagni.
Naturalmente (il giorno dopo) mio marito che nel frattempo è stato eletto rappresentante di classe, va a parlare con l'insegnante che nega tutto ma (il giorno stesso) decide di dare una dose più modesta di compiti ai ragazzi.
La scuola è quello che è non per mancanza di risorse economiche, ma per mancanza di etica e dignità.
La scuola famigliare ha permesso a mio figlio di credere in se stesso, nella gente e nelle regole. Non subire traumi ha impedito al ragazzino di vivere in modo sfiduciato il rapporto con gli adulti e con le istituzioni.
Fare scuola a casa non significa fare demagogia spicciola contro gli "altri", significa dare una possibilità d'amore in più.
Esempio:
nella scuola media che frequenta un insegnante è stata sostituita da un supplente che starà con i ragazzi 4 mesi; egli è uno ....... tanto che , se gli alunni non fanno silenzio li lascia lavorare in classe senza giubbetti e con le finestre aperte ???
Oppure per molti giorni di seguito (avendo egli spesso le ore a ridosso della ricreazione) non rispetta il suono della campanella (che decreta la risicata pausa) per far continuare i bambini a studiare, concedendo loro solo 3 minuti di tempo per ingoiare panino e bibita.
Questo ...... inoltre tartassa i bambini di compiti che non corregge (perchè sono troppi e non ha tempo)ma guarda passando tra i banchi mentre gli alunni tengono i quaderni aperti.
Olmo mi chiede se è legale.
Io rispondo di no, che è un suo diritto stare al caldo e fare una pausa merenda.
Olmo mi chiede se è possibile che io scriva sul suo diario che richiedo venga rispettato questo suo diritto.
Io lo faccio.
Olmo il giorno dopo,(quando il professore ...... ripropone la punizione "no merenda"), si alza e dice:
"Fare questa pausa è un mio diritto, se vuole le faccio leggere l'autorizzazione di mia madre."
Il prof ...... permette a tutti di fare merenda.
Olmo viene osannato dai compagni.
Naturalmente (il giorno dopo) mio marito che nel frattempo è stato eletto rappresentante di classe, va a parlare con l'insegnante che nega tutto ma (il giorno stesso) decide di dare una dose più modesta di compiti ai ragazzi.
La scuola è quello che è non per mancanza di risorse economiche, ma per mancanza di etica e dignità.
La scuola famigliare ha permesso a mio figlio di credere in se stesso, nella gente e nelle regole. Non subire traumi ha impedito al ragazzino di vivere in modo sfiduciato il rapporto con gli adulti e con le istituzioni.
Fare scuola a casa non significa fare demagogia spicciola contro gli "altri", significa dare una possibilità d'amore in più.
venerdì 29 ottobre 2010
CANTAMI O DIVA
Olmo deve memorizzare un brano (sono le prime 9 strofe dell'Iliade) , premesso che da quando va a scuola fa sempre tutti i compiti da solo, mi meraviglia sentirlo chiedere aiuto.
Certo in confronto alle poesie che imparavamo noi questa è molto più difficile.
Ma io ho sempre puntato sulla meraviglia per far memorizzare ad Olmo le poesie (e anche ai miei figli maggiori), per questo spesso le mimavamo, scomponendo parola per parola il testo e facendo un vero e proprio gioco dei mimi.
Mooolto divertente!
Si può fare anche in 2, 3, ... persone o far provare a tradurre in gesti al bambino.
Ma ad Olmo questa volta ho preparato questo foglietto (così se lo può portare dietro e "ripassarlo").
Quando l'abbiamo letto la prima volta insieme mi ha regalato una montagna di sorrisi.
E ha imparato il brano in pochi minuti.
Ve lo allego, magari l'idea vi piace e vi torna utile con i vostri bambini.

Cantami, o Diva,del Pelide Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli* orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
*nel disegno augelli è rappresentato da 2 agnelli, un errore che dedico a Anonima ex bambina indaco ahahahahah!
Certo in confronto alle poesie che imparavamo noi questa è molto più difficile.
Ma io ho sempre puntato sulla meraviglia per far memorizzare ad Olmo le poesie (e anche ai miei figli maggiori), per questo spesso le mimavamo, scomponendo parola per parola il testo e facendo un vero e proprio gioco dei mimi.
Mooolto divertente!
Si può fare anche in 2, 3, ... persone o far provare a tradurre in gesti al bambino.
Ma ad Olmo questa volta ho preparato questo foglietto (così se lo può portare dietro e "ripassarlo").
Quando l'abbiamo letto la prima volta insieme mi ha regalato una montagna di sorrisi.
E ha imparato il brano in pochi minuti.
Ve lo allego, magari l'idea vi piace e vi torna utile con i vostri bambini.

Cantami, o Diva,del Pelide Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli* orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
*nel disegno augelli è rappresentato da 2 agnelli, un errore che dedico a Anonima ex bambina indaco ahahahahah!
mercoledì 27 ottobre 2010
PERCHE' CONTINUARE A SCRIVERE
Mi domando, ogni volta che vengo a controllare i messaggi su questo blog:
"Che senso ha scrivere ancora se
mio figlio a scuola ora ce lo mando?
Noi siamo stati fortunati, Olmo è felice, affronta avversità e contraddizioni scolastiche con grande energia, ma a voi che siete interessati all'esperienza della scuola famigliare io spero che la nostra testimonianza serva a capire che un bambino libero di scegliere può orientare la propria esistenza con coraggio e ottimi risultati in qualsiasi direzione, purchè si senta appoggiato dalla propria famiglia, amato e protetto.
Che scegliere la scuola famigliare non significa isolare e ipertutelare i ragazzini per poterseli coccolare più a lungo, Olmo è l'esempio vivente della capacità di integrarsi in sistemi sociali con spirito critico ma propositivo.
Perciò, a voi che state pensando:
"Ma se non lo mando a scuola diventerà un asociale, non sarà in grado di affrontare le prove (anche ingiuste) che la società gli propina, avrà sempre bisogno della protezione di mamma e papà ?!"
Io posso dire, per esperienza diretta
NO
non temete, se crescerete i vostri figli rispettando il loro libero pensiero, essi sapranno scegliere.
Ascolto Olmo raccontarmi le sue esperienze, lo vedo arrabbiarsi per le ingiustizie e cercare soluzioni, gioire degli ottimi risultati che stà conseguendo a scuola e sono serena.
Soprattutto continuo ad imparare da lui, proprio come quando ripassavo grammatica o geografia, inventavo giochi ed esercizi per coinvolgerlo, ora continuo ad imparare da lui,
egli mi insegna come affrontare le avversità mantenendo integro il proprio spirito:
come quando si è rifiutato di fare la spia e scrivere i buoni e i cattivi per il prof.
A credere che gli strumenti per combattere si trovano all'interno delle istituzione stessa:
come quando, insieme ad un suo compagno, è andato dal vicepreside per comunicargli un ingiustizia perpetrata a loro spese da una prof (che a quanto pare è stata redarguita dato che non si è + comportata in malomodo con i ragazzi).
Ad opporsi con coraggio, apertamente, con la dignità e la grandezza di chi è nel giusto:
come quando, malgrado fosse la prima ora, a chiesto e ottenuto di andare al bagno (anche se il prof si era opposto).
A guardare il vecchio mondo con occhi nuovi per trovarci dentro le cose belle su cui si può ancora lavorare.
Ed è per questo che continuerò a scrivere, raccontandovi l'esperienza di un bambino che per 5 anni ha frequentato la scuola famigliare , che ora frequenta la scuola media statale ed è sereno perchè sa che:
SI PUO' SEMPRE SCEGLIERE.
"Che senso ha scrivere ancora se
mio figlio a scuola ora ce lo mando?
Noi siamo stati fortunati, Olmo è felice, affronta avversità e contraddizioni scolastiche con grande energia, ma a voi che siete interessati all'esperienza della scuola famigliare io spero che la nostra testimonianza serva a capire che un bambino libero di scegliere può orientare la propria esistenza con coraggio e ottimi risultati in qualsiasi direzione, purchè si senta appoggiato dalla propria famiglia, amato e protetto.
Che scegliere la scuola famigliare non significa isolare e ipertutelare i ragazzini per poterseli coccolare più a lungo, Olmo è l'esempio vivente della capacità di integrarsi in sistemi sociali con spirito critico ma propositivo.
Perciò, a voi che state pensando:
"Ma se non lo mando a scuola diventerà un asociale, non sarà in grado di affrontare le prove (anche ingiuste) che la società gli propina, avrà sempre bisogno della protezione di mamma e papà ?!"
Io posso dire, per esperienza diretta
NO
non temete, se crescerete i vostri figli rispettando il loro libero pensiero, essi sapranno scegliere.
Ascolto Olmo raccontarmi le sue esperienze, lo vedo arrabbiarsi per le ingiustizie e cercare soluzioni, gioire degli ottimi risultati che stà conseguendo a scuola e sono serena.
Soprattutto continuo ad imparare da lui, proprio come quando ripassavo grammatica o geografia, inventavo giochi ed esercizi per coinvolgerlo, ora continuo ad imparare da lui,
egli mi insegna come affrontare le avversità mantenendo integro il proprio spirito:
come quando si è rifiutato di fare la spia e scrivere i buoni e i cattivi per il prof.
A credere che gli strumenti per combattere si trovano all'interno delle istituzione stessa:
come quando, insieme ad un suo compagno, è andato dal vicepreside per comunicargli un ingiustizia perpetrata a loro spese da una prof (che a quanto pare è stata redarguita dato che non si è + comportata in malomodo con i ragazzi).
Ad opporsi con coraggio, apertamente, con la dignità e la grandezza di chi è nel giusto:
come quando, malgrado fosse la prima ora, a chiesto e ottenuto di andare al bagno (anche se il prof si era opposto).
A guardare il vecchio mondo con occhi nuovi per trovarci dentro le cose belle su cui si può ancora lavorare.
Ed è per questo che continuerò a scrivere, raccontandovi l'esperienza di un bambino che per 5 anni ha frequentato la scuola famigliare , che ora frequenta la scuola media statale ed è sereno perchè sa che:
SI PUO' SEMPRE SCEGLIERE.
venerdì 1 ottobre 2010
il volontario del traffico
Mio figlio maggiore dice, dopo aver visto con quanto entusiasmo va a scuola Olmo: " Se vuoi che tuo figlio ami la scuola, non ce lo mandare!"
Ed è vero! In effetti l'astenzione dalla scuola sembra aver generato una curiosità positiva in mio figlio minore, non dico tutto, ma molto di ciò che vede è per lui fonte di meraviglia.
Oggi l'ho accompagnato a scuola e, quando siamo arrivati, lui mi ha indicato un anziano che se ne stava lì, sulle strisce pedonali, a fermare il traffico per far passare i bambini.
"Lo vedi quello mamma?" Mi ha detto Olmo indicandolo, "Quello è un signore un sacco per bene, pensa che per lavoro ha scelto di aiutare i bambini ... è quì per noi!" "Non lo fà per lavoro" gli ho risposto " è un volontario". Si è fatto spiegare bene bene che volevo dire mentre entrambi da dentro l'auto lo guardevamo armeggiare con la sua paletta in mezzo alla strada.
"Allora è ancora più "togo" se lo fà senza essere pagato" "Si, è vero!"
Ho visto poi Olmo scendere e salutare il vecchio volontario con un sorriso a 360°.
E anche io l'ho guardato con occhi nuovi, questi "volontari" che diamo tutti in po' per scontati ... sono lì per loro!
Mentre tornavo a casa ripensavo a tutte le cose "entusiasmanti" che mi racconta, come : i BIGLIETTINI che si passano tra compagni e compagne, con grossolani o poetici tentativi di fidanzamento, oppure i gesti che l'amico "scaltro" fà dietro la prof quando lo chiama in cattedra; gli scambi che si fanno all'ora di merenta o le leggende che circolano sui vari ragazzini della scuola ... il prezzo da pagare? I compiti e gli insegnanti antipatici risponderebbe Olmo, ma per lui ne vale ampiamente la pena.
Quindi, per la prima volta in vita mia mi fermo in un negozio a comperare un orologio, o meglio, una sveglia ... cosa non si farebbe per un figlio.
Ed è vero! In effetti l'astenzione dalla scuola sembra aver generato una curiosità positiva in mio figlio minore, non dico tutto, ma molto di ciò che vede è per lui fonte di meraviglia.
Oggi l'ho accompagnato a scuola e, quando siamo arrivati, lui mi ha indicato un anziano che se ne stava lì, sulle strisce pedonali, a fermare il traffico per far passare i bambini.
"Lo vedi quello mamma?" Mi ha detto Olmo indicandolo, "Quello è un signore un sacco per bene, pensa che per lavoro ha scelto di aiutare i bambini ... è quì per noi!" "Non lo fà per lavoro" gli ho risposto " è un volontario". Si è fatto spiegare bene bene che volevo dire mentre entrambi da dentro l'auto lo guardevamo armeggiare con la sua paletta in mezzo alla strada.
"Allora è ancora più "togo" se lo fà senza essere pagato" "Si, è vero!"
Ho visto poi Olmo scendere e salutare il vecchio volontario con un sorriso a 360°.
E anche io l'ho guardato con occhi nuovi, questi "volontari" che diamo tutti in po' per scontati ... sono lì per loro!
Mentre tornavo a casa ripensavo a tutte le cose "entusiasmanti" che mi racconta, come : i BIGLIETTINI che si passano tra compagni e compagne, con grossolani o poetici tentativi di fidanzamento, oppure i gesti che l'amico "scaltro" fà dietro la prof quando lo chiama in cattedra; gli scambi che si fanno all'ora di merenta o le leggende che circolano sui vari ragazzini della scuola ... il prezzo da pagare? I compiti e gli insegnanti antipatici risponderebbe Olmo, ma per lui ne vale ampiamente la pena.
Quindi, per la prima volta in vita mia mi fermo in un negozio a comperare un orologio, o meglio, una sveglia ... cosa non si farebbe per un figlio.
mercoledì 22 settembre 2010
MAL DI PANCIA
Che dirvi, oggi Olmo accusa mal di pancia quando lo svegliamo per andare a scuola.
Sarà un indisposizione? Gli è venuto anche un orzaiolo in un occhio, sarà un caso, certo è che ieri ha fatto un mucchio di compiti, per grammatica ha dovuto ricopiare una marea di appunti su nomi, aggettivi, verbi ... poi ha riportato sul diario una comunicazione con i risultati della prima verfica di inglese 53/100. Lui non si lamenta, ci racconta delle battute di un amico che in classe sfida l'autorità delle insegnanti, della macchinetta delle merende che ruba il resto ai bambini, della prof che quando urla "zitti!" sbatte i piedi proprio come una bambina viziata.
Ma intanto al ritorno da scuola, in queste splendide giornate di fine settembre, tardiamo un po' a vederlo seduto a pranzo.
Quando varca il cancello si toglie zaino, scarpe e calsetti e s'arrampica in cima al salice piangente, si siede sull'incrocio più alto e allarga le braccia.
"Che fai?"
"Ascolto il vento, finalmente quì c'è un po' di pace!"
Qualche giorno fa il bambino mi ha detto che, interrogato sui continenti, non aveva risposto correttamente e che la prof. di fronte ai compagni se ne era uscita con:
"Certo questa scuola familiare è un po' superficiale!"
Ci sono andata a parlare.
Anche perchè la tipa "aveva fatto piangere 2 bambini" il giorno prima chiedendo a tutti di presentarsi con nome cognome luogo di provenienza scolastica, pregi che si riconoscevano e difetti che avevano.
Quando con garbo le ho spiegato che ero al corrente del commento sulla scuola a casa e che commenti del genere erano deleteri ha negato le parole dette da Olmo replicando con tono alterato:
"Non è vero! Andiamolo a chiamare e chiediamoglielo!"
Con tutta la pazienza che ho e mantenendo la calma le ho detto che forse sarebbe stato imbarazzante coinvolgere il bambino in un confronto poliziesco e che, anzi, era il caso che ne avessimo parlato tra noi per trovare una soluzione che tutelasse la felicità del ragazzino.
I toni sono rientrati e alla fine ha ammesso che "forse" aveva accennato ai metodi diversi che si riscontrano in classe dato che i bambini di 1° vengono da scuole diverse, ma che mai aveva fatto accenno alla scuola familiare.
Mi ha chiesto se il bambino aveva problemi a parlare di se, dato che in un compito scritto dal titolo "parlami di te" si era limitato a dati anagrafici e poco altro concludendo il testo con la frase "non amo parlare di me". Le ho fatto notare che per lui vedere due compagni in lacrime era stato particolarmente triste e che poteva essere che si fosse un pochettino chiuso. Lei ha alzato di nuovo la voce e mi ha detto "Signora, io non ho costretto nessuno a dire ciò che non volevano, a volte succede che si tocchino tasti emotivi di cui non siamo a conoscenza (d'altra parte i primi giorni non conosciamo i ragazzi) ma loro possono dire ciò che vogliono" E a questo punto mi ha letto tutte le affermazioni fatte dai bambini quella mattinata,che lei aveva trascritto su un quaderno.
Piccole parole spaurite su se stessi.
Ho cercato di fermarla dicendole:
"non c'è bisogno che me le legga, non mi riguarda, non dovrei ascoltare cose che un bambino non voleva raccontare proprio a me" ma ... lei era partita per la tangente.
Alla fine mi ha chiesto di darle dei consigli sul carattere di mio figlio, ero stanca, le ho risposto che bastava guardarlo, parlarci, Olmo è un bambino talmente trasparente ... Allora mi ha detto che in questi giorni erano tutti rimasti colpiti dal grado di attenzione che il ragazzino riusciva a tenere per 5 ore di seguito, con interventi e domande, "sembra assetato di sapere" mi ha detto "noi credevamo non riuscisse a stare seduto per tanto tempo visto il tipo di scuola fatto".
Mi parlava di mio figlio, di come era già amico di tutti, della sua allegria e dell'attenzione che presta ad ogni cosa.
"Si fida di voi"
Avrei voluto dirle:
"Si fida di loro"
mi dicevo uscendo dalla sala professori diretta all'auto, "Teniamoci in contatto!" mi ha urlato la prof in piedi sulla porta, sono passata vicino alla macchinetta che ruba i soldi ai bambini, dentro c'erano le solite porcherie che avvelenano i nostri figli, ho guardato l'orologio, tra poco suonerà la campanella, meglio non essere quì ho pensato.
Meglio non essere quì!
Penso ancora mentre vi scrivo questo resoconto.
Sarà un indisposizione? Gli è venuto anche un orzaiolo in un occhio, sarà un caso, certo è che ieri ha fatto un mucchio di compiti, per grammatica ha dovuto ricopiare una marea di appunti su nomi, aggettivi, verbi ... poi ha riportato sul diario una comunicazione con i risultati della prima verfica di inglese 53/100. Lui non si lamenta, ci racconta delle battute di un amico che in classe sfida l'autorità delle insegnanti, della macchinetta delle merende che ruba il resto ai bambini, della prof che quando urla "zitti!" sbatte i piedi proprio come una bambina viziata.
Ma intanto al ritorno da scuola, in queste splendide giornate di fine settembre, tardiamo un po' a vederlo seduto a pranzo.
Quando varca il cancello si toglie zaino, scarpe e calsetti e s'arrampica in cima al salice piangente, si siede sull'incrocio più alto e allarga le braccia.
"Che fai?"
"Ascolto il vento, finalmente quì c'è un po' di pace!"
Qualche giorno fa il bambino mi ha detto che, interrogato sui continenti, non aveva risposto correttamente e che la prof. di fronte ai compagni se ne era uscita con:
"Certo questa scuola familiare è un po' superficiale!"
Ci sono andata a parlare.
Anche perchè la tipa "aveva fatto piangere 2 bambini" il giorno prima chiedendo a tutti di presentarsi con nome cognome luogo di provenienza scolastica, pregi che si riconoscevano e difetti che avevano.
Quando con garbo le ho spiegato che ero al corrente del commento sulla scuola a casa e che commenti del genere erano deleteri ha negato le parole dette da Olmo replicando con tono alterato:
"Non è vero! Andiamolo a chiamare e chiediamoglielo!"
Con tutta la pazienza che ho e mantenendo la calma le ho detto che forse sarebbe stato imbarazzante coinvolgere il bambino in un confronto poliziesco e che, anzi, era il caso che ne avessimo parlato tra noi per trovare una soluzione che tutelasse la felicità del ragazzino.
I toni sono rientrati e alla fine ha ammesso che "forse" aveva accennato ai metodi diversi che si riscontrano in classe dato che i bambini di 1° vengono da scuole diverse, ma che mai aveva fatto accenno alla scuola familiare.
Mi ha chiesto se il bambino aveva problemi a parlare di se, dato che in un compito scritto dal titolo "parlami di te" si era limitato a dati anagrafici e poco altro concludendo il testo con la frase "non amo parlare di me". Le ho fatto notare che per lui vedere due compagni in lacrime era stato particolarmente triste e che poteva essere che si fosse un pochettino chiuso. Lei ha alzato di nuovo la voce e mi ha detto "Signora, io non ho costretto nessuno a dire ciò che non volevano, a volte succede che si tocchino tasti emotivi di cui non siamo a conoscenza (d'altra parte i primi giorni non conosciamo i ragazzi) ma loro possono dire ciò che vogliono" E a questo punto mi ha letto tutte le affermazioni fatte dai bambini quella mattinata,che lei aveva trascritto su un quaderno.
Piccole parole spaurite su se stessi.
Ho cercato di fermarla dicendole:
"non c'è bisogno che me le legga, non mi riguarda, non dovrei ascoltare cose che un bambino non voleva raccontare proprio a me" ma ... lei era partita per la tangente.
Alla fine mi ha chiesto di darle dei consigli sul carattere di mio figlio, ero stanca, le ho risposto che bastava guardarlo, parlarci, Olmo è un bambino talmente trasparente ... Allora mi ha detto che in questi giorni erano tutti rimasti colpiti dal grado di attenzione che il ragazzino riusciva a tenere per 5 ore di seguito, con interventi e domande, "sembra assetato di sapere" mi ha detto "noi credevamo non riuscisse a stare seduto per tanto tempo visto il tipo di scuola fatto".
Mi parlava di mio figlio, di come era già amico di tutti, della sua allegria e dell'attenzione che presta ad ogni cosa.
"Si fida di voi"
Avrei voluto dirle:
"Si fida di loro"
mi dicevo uscendo dalla sala professori diretta all'auto, "Teniamoci in contatto!" mi ha urlato la prof in piedi sulla porta, sono passata vicino alla macchinetta che ruba i soldi ai bambini, dentro c'erano le solite porcherie che avvelenano i nostri figli, ho guardato l'orologio, tra poco suonerà la campanella, meglio non essere quì ho pensato.
Meglio non essere quì!
Penso ancora mentre vi scrivo questo resoconto.
domenica 19 settembre 2010
TESTIMONIARE le ESPERIENZE
Questo incredibile strumento che è il computer con l'ausilio di una macchina fotogragica digitale sono stati i miei compagni in questi anni di scuola familiare.
Quando si faceva un esperimento, si viveva un avventura o si costruiva qualche cosa con Olmo, io fotografavo, poi (mentre lui era impegnato a fare merenda o un esercizio) montavo le foto con un testo aperto e lo stampavo.

Lui inseriva poche parole ma l'avventura veniva "documentata" ed era un modo per capire
a che serve scrivere.
Quando si faceva un esperimento, si viveva un avventura o si costruiva qualche cosa con Olmo, io fotografavo, poi (mentre lui era impegnato a fare merenda o un esercizio) montavo le foto con un testo aperto e lo stampavo.

Lui inseriva poche parole ma l'avventura veniva "documentata" ed era un modo per capire
a che serve scrivere.
SPUNTI di SCRITTURA (1° anno)
Olmo non amava scrivere.
Queste sono alcune idee per stimolarlo:
Incollare su un foglio delle immagini "assurde " e chiedergli di spiegarmele

cominciare una storia lasciando degli spazi in cui lui poteva scrivere o disegnare il seguito

come potete vedere anche io facevo errori, che lui correggeva con soddisfazione, tanto che , qualche volta lasciavo delle pergamene scritte da me e piene zeppe di errori, io magari avevo da fare, così il bambino per compito mi doveva correggere. Quando tornavo mi faceva vedere quali e quanti errori avevo fatto, Era infallibile, non me ne faceva passare neanche uno e intanto ... imparava.
Queste sono alcune idee per stimolarlo:
Incollare su un foglio delle immagini "assurde " e chiedergli di spiegarmele

cominciare una storia lasciando degli spazi in cui lui poteva scrivere o disegnare il seguito

come potete vedere anche io facevo errori, che lui correggeva con soddisfazione, tanto che , qualche volta lasciavo delle pergamene scritte da me e piene zeppe di errori, io magari avevo da fare, così il bambino per compito mi doveva correggere. Quando tornavo mi faceva vedere quali e quanti errori avevo fatto, Era infallibile, non me ne faceva passare neanche uno e intanto ... imparava.
i dettati (1° anno)
Che noia i dettati, a meno che...
non si detti una barzelletta

oppure un indovinello (aspettando che il bambino trovi la soluzione)

come vedete dalle pessime immagini che ho allegato in alcuni casi non usavo fogli con righe o quadretti cercando di seguire le indicazioni di quel gran genio di Steiner, il quale suggerisce che il bambino trovi da solo "l'equilibrio" nella scrittura (a ragione, perchè questo è un esercizio di autodeterminazione magnifico), andare dritti (per intenderci) ma ... mio figlio mi chiedeva la riga, perciò spesso lasciavo che scrivesse su fogli a righe o a quadretti.
Indovinelli e barzellette (per voi che smanettate su internet) ne trovate un infinità.
Mio figlio si divertiva molto ad anticipare il finale delle barzellette o passava del tempo per trovare le risposte agli indovinelli, così i dettati erano un po' meno passivi.
non si detti una barzelletta

oppure un indovinello (aspettando che il bambino trovi la soluzione)

come vedete dalle pessime immagini che ho allegato in alcuni casi non usavo fogli con righe o quadretti cercando di seguire le indicazioni di quel gran genio di Steiner, il quale suggerisce che il bambino trovi da solo "l'equilibrio" nella scrittura (a ragione, perchè questo è un esercizio di autodeterminazione magnifico), andare dritti (per intenderci) ma ... mio figlio mi chiedeva la riga, perciò spesso lasciavo che scrivesse su fogli a righe o a quadretti.
Indovinelli e barzellette (per voi che smanettate su internet) ne trovate un infinità.
Mio figlio si divertiva molto ad anticipare il finale delle barzellette o passava del tempo per trovare le risposte agli indovinelli, così i dettati erano un po' meno passivi.
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